Un fumetto del 1983, un pregiudizio del 2026
L'AI e la creatività alla prova di un grande artista

Mi ha cercato un interessante personaggio, molto famoso nell’ambito dell’editoria, per condividermi il suo progetto di creare qualcosa che prima semplicemente non esisteva. Tutto con l’AI e il suo ingegno.
Si chiama Giorgio Pezzin, e se hai letto Topolino negli anni Ottanta probabilmente conosci le sue storie senza saperlo. Una, in particolare, mi è rimasta sempre nella memoria (direi l’unica!): nel 1983 scrive un episodio dove Paperone inventa una rete che collega case e uffici, il telelavoro, i robot teleguidati. I Bassotti non rubano il deposito. Rubano i dati, e li usano per un ricatto. La rete crolla, e con lei fabbriche, scuole, trasporti. L'ultima battuta dice che la gente non è ancora pronta, che ci vorrà tempo prima che tutti se ne rendano conto.
Quarant'anni dopo, quella frase descrive il nostro rapporto con l'AI meglio di certi editoriali scritti apposta per l'occasione.
Oggi Giorgio è in pensione. Non perché gli sia mancata l'ispirazione, ma perché il mercato del fumetto si è ristretto, e lui per primo preferisce lasciare spazio a chi deve ancora farsi una carriera. Eppure non ha smesso di inventare. E quindi ha cominciato a usare l'intelligenza artificiale per animare le sue storie, un formato nuovo dove testo e immagine muta scorrono insieme, con i tempi decisi da chi legge, pensato per lo smartphone.
E qui arriva la parte davvero incredibile. Alcuni colleghi, sentendo che quelle storie sono "fatte con l'AI", storcono il naso. È lo stesso riflesso che vedo ovunque, nei consigli di amministrazione come negli studi professionali: l'idea che affidarsi all'intelligenza artificiale significhi rinunciare a qualcosa, alla propria voce, al proprio mestiere. Ma chi giudica così quasi sempre non ha mai provato a obbligare un modello a fare esattamente quello che ha in testa. È un lavoro lungo, spesso frustrante, che richiede più mestiere di prima, non meno.
C'è una ragione per cui proprio lui, e non un ventenne con un pubblico ancora da conquistare, riesce a usare questi strumenti con tanta libertà. Non deve difendere una reputazione costruita in anni di carriera attiva. Non teme di essere sostituito, perché non ha più nulla da difendere in quel senso. Il paradosso è scomodo: la libertà creativa con l'AI sembra crescere proprio quando diminuisce la posta in gioco professionale.
Ci penso spesso, in effetti, quando incontro professionisti bloccati davanti a questi strumenti. Quanto di quel blocco è davvero una scelta etica, e quanto è invece la paura di perdere una posizione che pensavamo di esserci conquistati per sempre?
Se vuoi vedere con i tuoi occhi cosa sta costruendo Giorgio, vai su www.grandiavventure.it. Davvero meraviglioso!
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