Ci sono cascato su LinkedIn, e a salvarmi è stata un'AI

Ci sono cascato anch'io. Su LinkedIn ho letto una Bustina di Minerva di Umberto Eco sull'intelligenza artificiale, datata 2010, e l'idea mi è sembrata subito buona.
Così buona che volevo scriverci sopra la newsletter. Ho aperto Claude per farmi dare qualche spunto e la prima risposta è stata: attenzione, è un falso.
Eco non l'aveva mai scritta. L'aveva costruita Ciro Ascione dialogando con ChatGPT, come una performance, e in tanti l'hanno presa per vera. Io ero tra quelli.
Lo dico senza giri: nessuno mi ha ingannato con un trucco sofisticato. Mi sono fermato prima di cominciare a pensare.
Ho guardato il timbro
Il motivo è semplice e un po' imbarazzante. Ho guardato il timbro.
C'era un nome autorevole e una piattaforma di cui mi fidavo, e la frase mi dava ragione. Per una vita ho usato così la fiducia: leggo dove è scritto, guardo chi firma, e se il timbro mi convince mi fermo lì.
È un risparmio di fatica, certo. Ma funziona solo finché i timbri costano.
Adesso non costano più. Un testo in voce di Eco, con testata, data e un tono perfettamente plausibile, si fabbrica in una conversazione.
Anzi, quel falso funzionava proprio perché diceva cose giuste. Se fosse stato sciocco, nessuno l'avrebbe condiviso.
E su LinkedIn, ormai, mi capita sempre più spesso di non sapere se un post l'ha scritto una persona o un modello (non è un dato, è un'impressione, ma da quel che leggo è plausibile). Basta quella a cambiare il modo in cui leggo.
Esempio concreto, e dichiaro che è generico: un consulente che deve preparare un'analisi per un cliente trova una citazione perfetta, di un autore stimato, con tanto di anno e rivista. La mette in apertura.
Il cliente annuisce, perché riconosce il nome, e la riunione prosegue. Nessuno dei due ha controllato niente, e va bene finché la citazione è vera.
Il problema è che il meccanismo era sempre quello, magari la fonte era buona, magari no, ma nessuno guardava.
Per chi vive di parola e di competenza, come me e come molti di voi, la fiducia è l'unico capitale che non si ricompra. Una citazione sbagliata, firmata col tuo nome, pesa più di molte citazioni giuste messe in fila.
L'indirizzo della fiducia
Qui sta il punto. Non è che mi fido di meno, è che ho cambiato l'indirizzo della fiducia.
Prima la davo al luogo in cui leggevo: il giornale, la piattaforma, la firma. Oggi la do alle persone: a chi me lo racconta, a chi conosco, a chi posso guardare in faccia e interrogare.
Insomma, al passaparola. Quello vecchio, quello da bar, che avevamo scambiato per un residuo del passato.
Una seconda voce
La cosa che mi ha fatto sorridere è un'altra. A smascherare il falso non è stato un amico. È stata un'AI.
Non l'avevo nemmeno interpellata per verificare: le avevo chiesto idee. Ma l'ha fatto lo stesso, perché le avevo parlato come a una seconda voce e non come a un distributore di contenuti.
Ecco cosa ho portato a casa. Prima di scrivere, prima di citare, prima di inoltrare, passo il testo a una seconda voce: un collega di cui mi fido, oppure un'AI usata da revisore e non da fonte.
Stavolta ho avuto fortuna. La prossima volta preferisco avere un'abitudine.
Un timbro si fabbrica. Uno sguardo no.
Resta una scomodità che non so ancora sistemare: il falso l'ha smascherato una macchina, e lo sguardo umano da solo non mi basta più. Senza, però, non mi basterebbe nemmeno.
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